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    July 10

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    "Non temere", mormorai. "Noi ci apparteniamo". Fui immediatamente travolta dalla verità delle mie stesse parole. Quel momento era così perfetto, 

    così giusto, che per nulla al mondo potevo dubitarne. Le sue braccia mi avvolsero stringendomi a lui, estate e inverno. Era come se ogni terminazione 

    nervosa del mio corpo sprizzasse elettricità. "Per sempre", aggiunse Edward e mi trascinò con dolcezza verso acque piu profonde.




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    La marcia era troppo lenta, sforzavo il mio passo a seguirne il ritmo. Grazie al cielo, la distanza era brevissima. Poi, finalmente, eccomi. Edward mi porse una mano. Charlie prese la mia e con un gesto simbolico vecchio quanto il mondo la posò su quella di Edward. Toccai il freddo miracolo della sua pelle e mi sentii a casa.
    Ci scambiammo le promesse con le parole semplici e tradizionali già pronunciate milioni di altre volte, ma forse mai da una coppia come la nostra. Avevamo chiesto al signor Weber. E lui accettò di correggere <<finchè morte non ci separi>> nel più appropiato <<fino a quando entrambi vivremo>>.
    In quel momento, mentre il pastore parlava, mi sembrò che il mio mondo, rimasto sotto sopra così a lungo, iniziasse a tornare al suo posto. Capii che ero stata sciocca a temere tutto questo, neanche fosse un regalo di compleanno indesiderato o una passerella imbarazzante come il ballo di fine anno. Incrociai lo sguardo luminoso e trionfante di Edward e capii che era una vittoria anche mia. Perchè l'unica cosa che importasse era poter stare con lui.
    Mi accorsi che piangevo soltanto al momento di pronunciare le parole che ci avrebbero unito.
    <<Si>>, riuscii ad ansimare con un sussurro incomprensibile, battendo le palpebre per schiarirmi lo sguardo e vederlo meglio in volto.
    Quando toccò a lui, la parola risuonò netta e trionfante.
    <<Si>>, promise.
    Il signor Weber ci dichiarò marito e moglie e le mani di Edward si avvicinarono al mio volto per cingerlo con dolcezza, come fosse delicato quanto i petali bianchi che dondolavano sulle nostre teste. Accecata dal velo di lacrime, cercai di capacitarmi del fatto surreale che quella persona straordinaria fossi io. Quasi fosse possibile, anche i suoi occhi dorati sembravano gonfi di lacrime. Piegò la testa verso di mee io mi alzai in punta di piedi, gettandogli le braccia al collo, con il bouquet e tutto il resto.
    Fu un bacio tenero, adorante. Dimenticai la folla, il luogo, il tempo, la ragione. Ricordavo solo che mi amava, che mi voleva, che ero sua.
    Lui lo aveva iniziato e stava a lui concludere quel bacio, ma io lo strinsi forte, ignorando le risatine e i colpi di tosse dei presenti. Alla fine le sue mani lasciarono il mio visoe, troppo presto, fece un passo indietro per guardarmi. A prima vista, il suo sorriso spontaneo sembrava divertito, quasi compiaciuto. Ma dietro il momentaneo divertimento per la mia esibizione pubblica c'era una gioia profonda, eco della mia.
    La folla scoppiò in un applauso e Edward si voltò con me verso i nostri amici e parenti. Io però non riuscivo ad allontanare lo sguardo dal suo volto.
    Le braccia di mia madre furono le prime a trovarmi, il suo viso solcato di lacrime il primo che vidi quando, controvoglia, distolsi gli occhi da Edward. Poi fu un susseguirsi di abbracci, da un invitato all'altro, senza capire bene chi mi stringesse, mentre la mia attenzione era tutta concentrata sulla mano di Edward intrecciata alla mia. Riconoscevo la differenza fra gli abbracci morbidi e caldi degli umani e quelli delicati e freddi della mia nuova famiglia.
    Un abbraccio rovente si distinse fra tutti: Seth Clearwater aveva sfidato la folla di vampiri per sostituire il mio amico licantropo assente.

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